La Rai rifiuta il trailer di Videocracy
"E' un film che critica il governo"
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Io una mezza idea ce l'avrei...
Si potrebbe fare una vera e propria gara in cui due persone mettono su una qualsiasi cosa, che sia testo, video, jpg ecc. secondo una idea sua ...Tira.... La pubblica entro sabato mattina, dopo di che tutti gli altri che commentano tra sabato mattina e domenica notte determinano quale abbiano preferito ...Molla.... Dopo di che il vincitore sceglie altri due a sviluppare un'altra idea, con l'unico vincolo che essa abbia un forte legame, richiamo o meglio, ancora, riesca a essere il prosieguo della creazione del vincitore, come in una specie di catena ....Tira... Dopo di che si ricomincia la gara.
Chissà cosa ne esce fuori alla fine...
Dite cosa ve ne pare e se va bene, perché non eleggere coi commenti i primi due "competitors"? Now, come on...
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Mi dispiace avervi fatto attendere, sarete sicuramente affamati, ma a volte, la preparazione di un nuovo piatto richiede più tempo del previsto, o magari un rifacimento perché tutto è andato tutto bruciato…oppure è mio cervello che si è bruciato, e non passava di qui da un po’ di tempo.
La valigia di una persona è lo specchio più sincero di quello che è e di quelli che sono i suoi desideri, da come è sistemata sai esattamente dinanzi a chi ti trovi . Spesso la valigia è strapiena, con i vestiti che si guardano in cagnesco perché sono troppi in uno spazio troppo piccolo, messi male, piegati peggio, consapevoli che non tutti verranno indossati. Almeno è così che mi capita sempre, perché piegare i vestiti già non mi riesce a casa, tranquilla, con l’armadio spazioso, figuriamoci con la valigia da riempire. Nel preparare la valigia pensiamo di mettere esattamente ciò che vogliamo, allora perché non entra mai tutto?
Forse la miglior cosa sarebbe partire e basta, nella borsa mettere giusto quattro cose e lasciarsi tutto alle spalle. Perché troppo spesso le valigie sono piene di cose inutili, e non ti rendi conto se sono le valigie o le persone ad essere piene di inutilità.
Trova le differenze?
Premessa: alcuni di voi forse non sanno che un anno fa, proprio in questo periodo, io e alcune mie colleghe della taverna, eravamo in erasmus.
Luogo: quella carinissima e accogliente cittadina della Germania, un po' sperduta: Görlitz.
Poi dopo sei mesi...! Catapultate di nuovo nella nostra casa natale.
E così, adesso, a distanza di un anno...
1) mangio meno cipolle, e questo non fa bene alla pelle, che non è liscia come il culetto di un bambino! Ce lo disse anche Lucy, la ceca.
2) non è vero che in Germania fa più freddo. Dopo aver combattuto contro la neve, il gelo, i meno 40 gradi...
Il ghiaccio che si è posato sull'asfalto, in questi giorni, non la fa neanche raggomitolare sulla sedia.
MA
Bellallegria mi domando, perchè abbiamo i geloni sulle mani?
3) non mangio più zucchini crudi, giuro; o meglio non li confondo più con cetrioli.
Un anno fa mangiavo zucchini crudi per sopravvivenza, ora mi abboffo di zucchini alla scapece, preparati prelibatamente da mia madre!
4) bevevo la birra tutte le sere, o quasi.
Si poteva bere tutte le sere, per due motivi:
Görlitz te la perlustravi a piedi, perchè è piccola, o al massimo con il taxi, per i pigri (?); e poi perchè il giorno seguente facevi i chilometri e smaltivi il malto d'orzo.
Adesso, se bevessi tutte le sere birra, avrei una circonferenza pari pari a quella di Homer!

Cari Chef, Camerieri e Clienti, è scaduto il tempo di questo turno.
Adesso tocca al cambio di ruoli!
Chef, modificate questo post con i nomi dei vostri camerieri e le relative Tag.
Saluti Cordiali
l'Amministrazione
NUOVE NOMINE:
La mia ordinazione stavolta va a guerny con la tag "erasmus, un anno dopo"
Gut Werk, imnotweird.
E dopo aver degustato un po' di Zucchero, i clienti esigono una pietanza salata con ingrediente "cercare risposte dentro una valigia". ah, lo chef sarà hitomikanzaki.
Buon lavoro, Antigony.
Chef LiaVera, per me una tag "bartezzaghi", grazie.
Avete tempo fino a Venerdì 13 Marzo
Cliccate QUI
Utilizzato come ingrediente: "Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall'azione cattolica"

Cari Chef, Camerieri e Clienti, è scaduto il tempo di questo turno.
Adesso tocca al cambio di ruoli!
Chef, modificate questo post con i nomi dei vostri camerieri e le relative Tag.
Saluti Cordiali
l'Amministrazione
NUOVE NOMINE:
- Nomino chef Imnotweird. La taverna ha bisogno di adattarsi ai tempi e le mode: ti commissiono un post che abbia a che fare con questa roba qui: TheClub.
- Nomino chef antigony. Abbiamo ancora voglia di pietanze prelibate e speziate, eccoti quindi quest'ordinazione: Solo Una Sana e Consapevole Libidine Salva il Giovane dallo Stress e dall'Azione Cattolica, poi Dite la Vostra...
Buon Lavoro, Iohrdanes
- Nomino chef Scombinatanata ed ordino un dolce glassato ripieno di "migliori amiche e pa-pa-party".
Avete tempo fino a venerdì 27 FEBBRAIO!
Ringrazio "calorosamente" il peggiore (mai nick fu più appropriato) per questa stupenda tag. Ho persino voluto renderle onore scrivendo oggi, venerdi 13. Com'è stata la vostra giornata? Incontri strani? lupi mannari alla porta? fantasmi? Purtroppo nella mia giovane vita non ho avuto esperienze del genere, però di racconti ne ho ascoltati-->ad esempio la figlia di amici di famiglia tempo fa mi disse:
"Di notte sento dei passi sul soffitto...si tratta di un fantasma di un bambino...ho l'impronta del suo piedino su una mattonella della mia stanza, la macchia non va via con niente"..(il racconto fu confermato poi dalla madre e dalla sorellina)..oooook
Partendo dal fatto che io a queste storie non ci credo per nulla (anche se Gennario d'Auria è la mia passione radiofonica) ammetto che ultimamente mi sono impressionata per alcune "coincidenze"-->ora parte il racconto vissuto:
E' un freddo pomeriggio di fine dicembre, sto ritornando a casa con la vesuviana. Stazione di San Giorgio a Cremano. Il treno si ferma, ed io smetto di leggere il mio libro, alzo lo sguardo verso l'altro binario. C'è un bel po' di gente che aspetta il treno, probabilmente in ritardo. Tra di loro c'è un signore, proprio di fronte al mio finestrino e la mia attenzione cade inesorabilmente su di lui. Lo vedo giocherellare con gli occhiali e un giornale, fare qualche passettino...oh mio dio, che sta facendo? nooo è caduto sui binari! è sconvolto, prima di rialzarsi ha dovuto fare più di un tentativo, ma ci è riuscito, e alcune persone l'hanno aiutato persino a risalire...menomale. Uh il treno riparte, passano due secondi e...dal mio finestrino vedo passare un treno direttissimo per Napoli. Quel signore starà ringraziando tutti i suoi santi in paradiso!
Arriva Gennaio, è sabato e ritorno ancora una volta a casa, sempre nella mia amataodiata vesuviana. E' un viaggio tranquillo, ci sono addirittura vari posti a sedere. Stavolta ascolto della musica. E come al solito il mio lettore mi abbandona sulla mia canzone preferita. Decido di guardarmi intorno, sono arrivata già a San Giorgio a Cremano. Il treno si sta fermando. Dato che mi ritrovo a sedere sempre sul lato destro del treno do un'occhiata al binario per Napoli. All'inizio non capisco bene. Vedo un mucchio di persone tutte vicine. Poi due piedi, si due piedi a terra. Sono di un signore, a petto nudo, che sta subendo una rianimazione da parte del pronto soccorso. Sgomento. Non avevo mai visto uno stare cosi male davanti ai miei occhi...il signore si è sentito male, per di più nello stesso punto in cui vidi cadere l'altro a dicembre...il treno riparte...
Ecco, ho deciso che tutte le volte che passerò per la stazione di San Giorgio sbarrerò i miei occhi e penserò a tante cose belle (SoleCuoreAmore).
E' necessario raccontare questa vicenda, dato che proprio si deve, con una classicissima espressione d'esordio che, in effetti, assieme all'espressione di chiusura che le fa generalmente da rassicurante contraltare, la temibile "e vissero tutti felici e contenti", ricorda ed inquadra quella che è la mia personalità in fondo.
Dunque: C'era una volta un ragazzetto cicciottello e brufoloso (ma ancora senza occhiali) che aveva un'indole un poco eccentrica per la sua età , di solito scandita da esuberanza e vivacità . Era stato un bimbetto gioviale, di un'allegria sospesa un po' tra il precoce gentiluomo borghese di buone e faconde maniere e un po' il pacioso ebete che si rigira stupefatto la margheritina tra le dita della mano. Era piuttosto poltrone, tant'è che imparò a gattonare e poi a camminare piuttosto tardi (come una serie di altre cose). Ciò fu anche perché eludeva tutti i classici tentativi che i genitori solitamente utilizzano per insegnare ai bimbi a camminare, ovvero strappare brutalmente un giocattolino dalle mani dell'imberbe vittima e spostarlo, con brioso e sottile sadismo, un po' più in là per indurre il pargolo a muoversi per riprenderlo. Ecco, il nostro fanciullo, furbo tra i furbi, già maestro di psicologia, quando ciò accadeva, ignorava il giocattolino e con la serenità dei saggi si interessava ad altre cose. Aveva gli occhi grandi e un sorriso che distribuiva con generosità al suo prossimo, in fretta gli crescevano i capelli, sicché abitualmente portava dei ridenti riccioli biondi che gli davano una sgraziata aria di femminilità . Oltretutto sin da piccolo aveva piacere a giocare con le bambine piuttosto che con gli sporchi bimbetti della sua età . Infine fino agli 8 anni aveva spesso dei problemini col meteorismo... Non serve, suppongo, aggiungere, date le premesse, che i bulletti se lo litigavano avidamente. Ne conobbe molti e ne conobbe per molti anni. Uno, però, in particolare influenzò, alla fine in modo positivo, la sua vita. Si chiamava Francesco.
Francesco era il figlio di un vecchio amico guascone di papà , tanto guascone che riempiva di corna sua moglie e stava sempre via. Si ricordava dei figli, sostanzialmente, solo quando li prendeva a fare un giro sulla sua vecchia porsche rossa e li portava a spendere e spandere per Napoli, giusto per inculcare loro il valore dei soldi facili. Nel frattempo mammina restava sola a casa a contare i soldi che volavano via, facendo la parte della mamma megera che dice sempre di "no", contandosi le rughe nuove allo specchio la mattina e finendo piano piano per l'accendersi una sigaretta non appena spenta la precedente. Francesco aveva quattro anni e mezzo in più del nostro e non lo trovò mai simpatico, proprio a causa della sua allegria sfacciata, all'esibita tranquillità , al fatto che tutti gli adulti avevano parole gentili per lui, bambino ottimissimo, forse solo perché non dava fastidio... E così Francesco si vendicava: lo picchiava, parlava male di lui ai di lui amichetti quando venivano invitati con Francesco e le famiglie a casa sua, gli rompeva i giocattoli, lo prendeva in giro. Voleva ogni volta farlo piangere e lamentare cosicché facesse baccano, costringendo gli adulti a ricordarsi di lui: questo era il segreto per rompere la magia che proteggeva il bimbetto nostro e il modo per attirare l'attenzione su sé stesso! Francesco aveva quattro anni e mezzo in più del nostro protagonista e quando questi aveva dieci anni, i genitori di Francesco si separarono e la madre ne ottenne l'affidamento senza grosse difficoltà . Ciò portò ad un peggioramento dell'indole di Francesco, per altro lasciato alla mamma cattiva, che entrava pure nell'adolescenza. Cosicché egli volle sopperire alla fragilità di un animo a pezzi con la forza dei muscoli che sviluppò nelle palestre e con un comportamento fiero e sprezzante.
In poche parole i guai per il nostro bimbetto, che stava crescendo e diventando, per l'appunto, un ragazzetto brufoloso e cicciottello, aumentarono, così come i metodi di tortura del nemico. Una volta arrivò persino a stenderlo per terra e a scoreggiargli sulla faccia, un'altra gli infilò, ma questo è già più classico, la faccia nel water tirando lo sciacquone. Il nostro, che lentamente raggiungeva i quattordici anni e venne iscritto allo stesso Liceo dove Francesco studiava nel suo ultimo anno, allargando il campo di battaglia, era alle corde. Smesso di gridare e piagnucolare in risposta ai suoi tiri, prese a cercare di ignorarlo, invano, dopo di che, come suggeritogli dalla madre che gli parlò dei problemi familiari e dei vuoti affettivi che minavano l'ES di Francesco, frustrandolo e impedendo al suo Io interiore di esprimersi con libertà , fierezza vera e consapevolezza di sé, prese pure a far il "paternalista" con lui. Ovvero, quello lo menava e lui gli chiedeva se si sentisse mai solo, se avesse bisogno di nuovi amici, se si sentiva amato, di cerchi della fiducia, ma notava con un certo stupore che tali argomenti non facevano altro che incalzare il suo furore e procurargli delle poco introspettive botte da orbi. Un giorno, dopo l'ennesima umiliazione patita, stavolta a scuola, dove Francesco aveva pagato un suo compagno di classe per picchiare il nostro in bagno, tornando a casa seguendo la solita strada, senza fare incontri di alcun tipo, in una banalissima giornata di sole come tante altre, senza quindi nessun evento esterno a sconvolgere gli eventi, il ragazzo ebbe un'illuminazione! Avete presente quel tipo di mezz'età , grasso, alto, romano, burino, coi capelli lunghi e grigi e la voce cavernosa, un attore che interpreta quasi sempre o il camionista o l'ultrà del calcio, ha fatto anche "Eccezziunale Veramente" (almeno quello l'ha fatto di sicuro). Bene, se ce l'avete presente, per non so quale strano motivo gli apparve mentre camminava e gli disse: "Aò! Ma te lo voj capire?? Te ne devi da sbatte se c'ha li problemi in famija, se ce l'ha piccolo o se se fa la pipì a letto. Je devi de dda' botte!!" E lui, timidamente, balbettando: "Ma scusi, signor... signor Visione, ma sarebbe cedere ai ricatti, dimostrarsi violento e ferino quale è lui, anzi peggio!" E quello: "Ah, cagarone, non je frega gnente a nessuno se esso è bestia o cristiano, ma te sei 'na pecora, questo conta!". "Ma è pure ben più grosso e ferrato di me in quel d'aggredire e commetter violenza, anzichenò." Al che egli concluse con fastidio:" Allora non ce senti! Je devi de dda' botte e basta! E smettila co' ste fregnacce che sso' romano, ma non parlo latino". Al che si volatilizzò ancor più stranamente di come era apparso.
Due pomeriggi dopo, i due si incontrarono mentre il nostro amico portava a passeggio il cane e l'altro bighellonava perdendo tempo in giro. Francesco si mise a vantarsi che presto si sarebbe diplomato, mentre lui... chissà che pagella scarsa aveva avuto, ora che finalmente aveva cominciato il liceo, una scuola seria! Quando seppe che aveva preso tutti 7, sminuì la cosa dicendo che il tutto finché si era al Ginnasio era molto facile, avrebbe dovuto vedere al Triennio con gli insegnanti che c'erano, con Fisica, Biologia, Chimica, i Classici e l'Analitica come si sarebbero complicate le cose. Comunque il nostro serenamente volle complimentarsi con lui per il traguardo vicino e volle stringergli la mano e allora Francesco fece ciò di cui si pentì a lungo: gli sputò sul palmo aperto. Forse era il peso degli affronti, forse le parole del burino, forse il fatto di avere tra le mani il guinzaglio terribile del suo cane (una specie di cilindro costituito da quattro spessi tubi di ferro paralleli, tra loro fissati con giunti di ferro in un'unica catena e con un fermaglio incredibilmente grosso), ma quella mano lorda di saliva gliela sbatté sul muso, quindi strinse il pugno e velocemente gli colpì la mascella con un fortunoso uppercut facendolo barcollare all'indietro. Prima che capisse cosa stesse succedendo, sciolse il cane e agitò vorticosamente in aria il guinzaglio con uno sguardo davvero terribile, o almeno doveva averlo perché Francesco lo guardò in volto ed ebbe paura. Tanta paura. Si rialzò e tentò una fuga, ma ricevette una dolorosissima rasoiata dietro la schiena, poi un colpo ai fianchi e sulle spalle. Francesco prese a correre come un disperato e il nostro ragazzetto, quello che sorrideva da ebete e giocava con le bambine e diceva "scusi, signor Visione", gli corse dietro ululando e brandendo gioiosamente la terrificante arma tra le mani. E corsero, e corsero. Uno urlava di terrore, l'altro di orgoglio e rivalsa. E corsero, e corsero ancora. Il nostro riuscì a colpirlo ancora varie volte, ma poi si stufò e quando passò davanti casa sua, zitto zitto, lasciò perdere, legò il cane che gli era corso dietro, salvo una piccola sosta che si prese per fecondare una cagnetta in calore della zona, e salì in casa. Francesco continuò a urlare terrorizzato ancora per qualche isolato prima di accorgersi di essere solo, ma non gli diede più fastidio. Al di là di un certo vergognoso, sì, ma sotto sotto molto gratificante senso di soddisfazione, il nostro ragazzetto imparò due cose. Uno, gli piaceva correre e così prese a farlo nel tempo libero e questo gli permise di perdere molti chiletti che si portava addosso. Due, che certe volte nella vita, non tutti possono cavarsela essendo felici e contenti, quindi di fronte a certe situazioni... je devi de dda' botte!
Ciò che resta della napoletanità, ma che non si vede in televisione.
Possiamo trovare un po' di Napoli tra le vie della città, gli scaffali di una libreria e il monitor del vostor pc. A voi la scelta.
Intanto, consiglio:
Potete trovarlo qui: http://tinyurl.com/djf5gg